Tap, gasdotto collegato alla rete Snam: dopo 4 anni ora è operativo

Tap, gasdotto collegato alla rete Snam: dopo 4 anni ora è operativo

Il Trans adriatic pipeline può avviare le operazioni commerciali lungo gli 878 chilometri che attraversano Grecia (550 chilometri), Albania (215), Mare Adriatico (105), fino al Salento. Un’opera da circa 4 miliardi a lungo osteggiata dagli ambientalisti

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«Nord-Sud, fare come in Germania»: salari legati a produttività territoriale

Bonomi, presidente di Confindustria: «La differenza tra Nord e Sud dell’Italia sul salario nominale è di circa 4,2 punti. In Germania la differenza tra Est e Ovest è di oltre 28 punti, con una contrattazione di secondo livello molto forte, parametrata al territorio»

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Produttività, è sempre troppo bassa: ecco le idee per tirarla su L’Economia lunedì gratis

L’analisi di Ferruccio de Bortoli sulle soluzioni da applicare tra pubblico e privato

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La riscoperta della merende e gli altri riti sociali nella seconda ondata del Covid

La riscoperta della merende e gli altri riti sociali nella seconda ondata del Covid

Le pantofole con pelliccetta nera intonata ai calzini di Ilary Blasi, la felpa rosa salmone di Chiara Ferragni , i “task pants” (come quelli “cool” chiamano i pantaloni simil-tuta) della regina della moda Anne Wintour, il rito sociale dell’aperitivo anticipato all’ora della merenda o addirittura sostituito con la colazione al bar. Non siamo ancora al “sono già le 10 devo fare pranzo” della gag dell’attore comico Paolo Camilli che su Facebook inscena una telefonata a un ristorante  dove prenota “la cena alle 17 e l’aperitivo alle 16”.

Ma coprifuochi e regole varie anti Covid  dell’Italia multicolor giallo-arancione-rosso, infliggendo un indubbio colpo alla socialità stanno però stimolando nuovi business italici,  concentrati soprattutto sull’homewear o loungewear che dir si voglia e estri personali all’adattamento, con innesti convivial-creativi come il compleanno con invitati a turno appena messo in scena dalla scrittrice Lia Levi.

Per i suoi 89 anni, racconta all’Agi, in obbedienza alla raccomandazione governativa di limitare gli inviti casalinghi, ha convocato due persone ogni ora: “Per maggiore prudenza rispetto al contagio, quando è stato il turno dei miei nipotini in età scolastica ho preferito incontrarli all’aperto, sotto casa, anziché riceverli al chiuso, e così il mio è stato anche un compleanno in ascensore e in mascherina, sicuramente memorabile” scherza la scrittrice che ha aggiunto un tassello ai nuovi riti sociali escogitati da adulti e soprattutto giovani. Fatti di riscoperta della merenda, di diciottesimi tristemente declinati in inviti a pranzo “con tre tavoli da quattro amici, tutti tamponati dopo la positività di uno della loro cerchia”, come chiarisce Paola Troncarelli, madre di due ragazzi, e anche, come racconta ad Agi Barbara Mattei, madre di una sedicenne, dallo sfrondamento della cerchia degli amici a favore di una o due prescelte promosse a congiunte, “per dormire in tranquillità a casa dell’una o dell’altra” . Ovviamente dotate di tute e pigiami modaioli che non sfigurino sull’inevitabile reportage Instagram o Facebook.

Che l’abbigliamento da casa e quello sportivo sarebbero state le due principali tendenze autunnali l’avevano già previsto a fine estate gli analisti di  Retviews, prendendo in esame i prodotti  online in Francia, Italia e Germania di quindici brand  e anticipando il dominio di felpe e cardigan, meglio se in tessuti ecologici, incentrati sui colori marrone, terracotta, castagno, rosa polvere e beige, tanto per sottolineare il mood depressivo..

La seconda ondata, con la chiusura di bar e ristoranti alle 18 e il nuovo avvento dello smart working ha fatto il resto, archiviando look ricercati, outfit eleganti ma anche pigiama e tute impresentabili e spesso infarinate sfoggiate nel primo lockdown, quando non c’era stato il tempo per rinnovare il look da casa. Oggi spopolano invece  le linee dedicate, come la “Comfy”  di Mango, un nome e un programma a base di  pantaloni e maglie larghe, e prodotti di lusso come tute di cashmere o pantaloni larghi piumati stile boa da star hollywoodiane.

E ancora gli Ugg, gli iconici stivali piatti che incredibilmente tanto piacciono alle celebrities declinati in pantofole di pelliccia, alla pari dei sandali Birkenstock, mentre il marchio Leslipper propone  pantofole di velluto con profili in raso a contrasto, una roba in stile  Flavio Briatore insomma. Ma, trovate di lusso a parte, basta farsi un giro nei mercatini rionali per accorgersi che i banchi dove ci assembra pericolosamente di più sono quelli che vendono pantofole, morbide vestaglie di ciniglia e tute varie, e anche quelli che smerciano lenzuola e piumini. Si cerca di abbellire insomma il contenuto (noi) e il contenitore (la casa) come conferma all’Agi la direttrice di Caleffi, tra i negozi  con più clienti di Castel Romano Outlet in questo momento storico-sanitario: “Assistiamo a una ricerca del fashion casalingo, comprano piumini per il letto, lenzuola, asciugamani e accappatoi- analizza – dovendo trascorrere per forza più tempo a casa si sente l’esigenza di svecchiarla”.

Riguardo al rifacimento del look personale casalingo, la psicoterapeuta Marinella Cozzolino spiega all’Agi  che si tratta di un’esigenza innescata dal primo lockdown, quando ci siamo resi conto di non essere sempre così presentabili nei collegamenti Zoom: “Adesso è diventata una pratica per noi stessi, che noi psicoterapeuti incoraggiamo, perché vedersi con qualcosa di pratico ma carino indosso e anche magari con un filo di rossetto aiuta le difese immunitarie, mentre trovarsi davanti allo specchio spettinati e trasandati ci fa sentire in qualche modo malati anche se non lo siamo”.

Il look accurato, sottolinea, aiuta anche a dare la giusta importanza al lavoro che svolgiamo in smart working (“Non a caso molte scuole private impongono la divisa anche agli allievi in didattica a distanza”) e chiarisce non è solo un’esigenza femminile: “Mio marito vende abbigliamento maschile e mi racconta che ultimamente sono tanti gli uomini che chiedono “una tuta che non sembri una tuta”. Era ora.

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Fiat Chrysler Automobiles-Engie Eps, un canone mensile per ricaricare l’auto elettrica

Fiat Chrysler Automobiles-Engie Eps, un canone mensile per ricaricare l’auto elettrica

Nascerà una società in joint venture tra Fca e Engie nella e-mobility che offrirà servizi ai possessori di auto elettriche in Europa come infrastrutture di ricarica residenziali, commerciali e pubbliche e pacchetti di energia verde ad abbonamento

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Generali, slitta la seconda tranche di dividendo. Sale il risultato operativo

De Courtois: abbiamo i requisiti per pagarla ma ci atteniamo alle richieste dell’autorità di vigilanza. La compagnia intende distribuire la parte sospesa (0,46 euro) nel 2021

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Danone, ricerca e sviluppo per dare battaglia al colesterolo cattivo

Con la pandemia Covid cala l’attenzione degli italiani sulla prevenzione quotidiana del rischio cardiovascolare

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Il manuale che racconta come nascono i tessuti che indossiamo

Il manuale che racconta come nascono i tessuti che indossiamo

Di cosa sono fatti gli abiti che indossiamo ogni giorno, cosa sono le fibre e come sono tinte e trattate per diventare un tessuto, quali le tecnologie e i processi  utilizzati affinché dalla fibra si arrivi al capo finito! ?

Il manuale “Tecnologia. Innovazione. Sostenibilità.  Conoscere i materiali tessili”,  tratta con semplicità tutti questi argomenti cercando di far chiarezza in una materia assai complessa e in continua evoluzione.

Nel primo volume del manuale, pubblicato lo scorso anno, Paola Ungaro aveva descritto i processi che dalle fibre conducono alla realizzazione dei filati e quindi dei tessuti, dando conto di come una tecnica millenaria si sia nel tempo evoluta e affinata sino ai giorni nostri. È uscito ora il secondo con cui l’autrice conclude il percorso illustrando in dettaglio le lavorazioni effettuate e le tecnologie utilizzate sui filati e sui tessuti allo scopo di trasformarli in capi di abbigliamento.

Tecniche di tintura e di stampa, coloranti naturali e coloranti sintetici,  stampa digitale, stampa laser,  abiti stampati in 3D,  tessuti riciclabili, upcycling, certificazioni tessili; sono questi alcuni degli argomenti trattati nel nuovo volume, con uno sguardo sempre attento alle innovazioni più recenti e al tema della  sostenibilità.

Avvalendosi di una lunga esperienza sul campo come fashion designer e come docente di “tecnologia dei materiali tessili” e utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile anche ai profani della materia, l’autrice descrive in dettaglio le varie tipologie tessili e le tecniche utilizzate per i finissaggi di tintura e di stampa, soffermandosi poi sulle  certificazioni  tessili, la cui conoscenza è indispensabile per decodificare e scegliere scientemente i prodotti e i materiali, e introducendo infine le tecniche di finissaggio “in capo”, come per esempio,  la “tintura in capo”, cioè quei trattamenti che vengono realizzati direttamente sui capi già confezionati,  la cui storia come quella dello “stone washed” ha caratterizzato, negli anni ’70, in “made in Italy” . vari focus di approfondimento sulla sostenibilità, sull’innovazione e sugli “smart textile” in modo da offrire ai lettori interessati e in particolare agli studenti, novelli  “eco-fashion designer”, una panoramica aggiornata dei più recenti sviluppi del settore e delle sue prospettive.

Il volume è impreziosito da numerose immagini che consentono un’immediata rappresentazione della materia trattata, agevolandone la comprensione, e si chiude con un’ampia bibliografia e sitografia a supporto di chi voglia approfondire gli argomenti.

Sono presenti vari focus di approfondimento sulla sostenibilità, sull’innovazione ed in particolare sugli “smart textile” in modo da offrire, una panoramica aggiornata dei più recenti sviluppi del settore e delle sue prospettive.

“Tecnologia. Innovazione. Sostenibilità.  Conoscere i materiali tessili 2” si rivolge certamente alla platea di studenti delle Accademie e delle Università di Moda, che si devono confrontare con una materia in costante evoluzione, ma anche ad un più ampio pubblico che voglia acquisire conoscenze di base sui materiali che indossiamo ogni giorno.

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L’importanza delle buone maniere (soprattutto per le aziende)

L’importanza delle buone maniere (soprattutto per le aziende)

AGI – Le buone maniere contano. Eccome.  L’educazione e la gentilezza sono determinanti nella scelta di un’azienda o di un professionista e a sostenerlo, secondo una ricerca compiuta dalla società di marketing Deraweb, è buona parte delle più di mille partite IVA che hanno risposto a un questionario per stabilire quali sono gli indicatori più importanti nella scelta di un erogatore di servizi.

“Oltre al prevedibile ‘affidabilità del partner in termini di servizio e solvibilità’  ( 38%) – spiega Fabio De Lucia, direttore marketing & Co-Founder Deraweb – i gradini più alti del podio sono stati ricoperti da aspetti legati alla gentilezza e all’educazione (46%).

Per il 16% conta poi la presenza sul proprio territorio. Quasi la totalità degli intervistati, ha affermato che le buone maniere e la cordialità sono determinanti nella scelta di un’azienda o di un professionista. “Soprattutto oggi, vivendo in una società estremamente individualista, egocentrica e poco avvezza ai principi basilari del vivere comune, la gentilezza e il garbo se realmente autentici, possono diventare degli alleati utilissimi nel mondo degli affari” dice De Lucia, “Non bisogna mai dimenticare che prima di essere dei professionisti siamo delle persone, mossi da dinamiche empatiche ed emotive. Oltretutto l’educazione nell’ascolto di un cliente è una forma di assoluto rispetto, attenzione e considerazione. Elementi psicologici, questi, che portano il cliente a sviluppare una percezione di reciproca condivisione, lealtà e fiducia”.

Anche in caso di comunicazione digitale, le relazioni sono sempre interconnessioni tra individui che sono al tempo stesso persone e professionisti, reagendo in modo diverso allo stesso messaggio se posto in modo perentorio o garbato. 

“Molto spesso” prosegue De Lucia “capita di leggere delle mail prive di un semplicissimo ‘buongiorno’, ‘buonasera’, ‘grazie’ o ‘cordiali saluti’ così come altrettanto spesso non si riceve alcuna risposta a un messaggio mail o su whatsapp. Per non parlare dell’importanza delle risposte che si danno sui social network dove fin troppo spesso albergano ingiustificabili manifestazioni di arroganza, presunzione o aggressività. È determinante legare ogni singolo processo comunicativo (azienda – cliente) secondo dei processi di garbo. Per questo motivo ogni azienda, micro, piccola, media o grande che sia o ogni libero professionista, dovrebbe settare il proprio impianto digitale (sito web, social network, mailing) e il proprio personale in azienda verso una forma mentis equilibrata e civile in modo da evocare al cliente finale o potenziale, un’esperienza positiva e rassicurante”. 

E quindi, quando vengono meno gli elementi della comunicazione fisica, come il linguaggio del corpo, della mimica facciale o del tono della voce, dovremmo essere persuasivi utilizzando altri aspetti del linguaggio. 

“E’ altrettanto determinante non sottovalutare l’importanza del tono della voce perché è uno strumento potentissimo nella comunicazione e nel raggiungimento di un accordo professionale. Molti venditori, purtroppo, perdono delle vendite non appena aprono bocca così come molte discussioni avvengono perché i toni sono sbagliati. Questo accade perché sottovalutano l’importanza dell’empatia e della cordialità. Per fare in modo che ogni azienda cresca c’è la necessità che esista una grande preparazione professionale e umana, esteriorizzate in ogni forma comunicativa, digitale e non” convclude De Lucia.

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Un anno del Primitivo di Manduria Nel 2019 ecco 22,7 milioni bottiglie

Un anno del Primitivo di Manduria Nel 2019 ecco 22,7 milioni bottiglie

I numeri del Consorzio: fatturato a oltre 147,5 milioni di euro (più 21% sul 2018)

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Conti territoriali senza polemiche, è l’ora del 34% nella legge di bilancio

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Campania, i danni economici del Covid: addio a 60mila posti di lavoro

Il report della Cgia: ogni cittadino della regione avrà a disposizione 1.400 euro in meno. Occupazione giù e il Pil arretra di 32 anni

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Smartphone, l’Italia parla cinese: Xiaomi supera Huawei nelle vendite. Ecco la classifica

Smartphone, l’Italia parla cinese: Xiaomi supera Huawei nelle vendite. Ecco la classifica

Restano al primo posto belle vendite in Italia i coreani di Samsung ma insieme i gruppi cinesi Xiaomi e Huawei occupano un terzo del mercato. Apple frena e scende al 10%. Boom nelle vendite del terzo gruppo cinese, Oppo, +880%, con il 6% del mercato

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Cnh Industrial, ricavi a 6,5 miliardi. Avanti l’alleanza con Nikola sui camion elettrici

Nel trimestre Cnh Industrial ha segnato un utile netto adjusted a 156 milioni di dollari. Positivo il free cash flow delle attività industriali per 1 miliardo di dollari. Migliorano le stime sull’intero 2020 nonostante il Covid-19

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Dea Capital, 330 milioni la raccolta per fondo Taste of Italy 2

Il secondo fondo dispone di un capitale più ampio dei 218 milioni del suo predecessore e punta ad investire fino al 30% delle disponibilità all’estero, soprattutto nella penisola Iberica

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Enria (Vigilanza Bce): «prepariamoci all’impatto di 1.400 miliardi di crediti deteriorati»

Enria (Vigilanza Bce): «prepariamoci all’impatto di 1.400 miliardi di crediti deteriorati»

In una rete di «bad bank» nazionali in Europa saranno cruciali: la raccolta e il prezzo di trasferimento delle attività e sarà essenziale che ci sia «un organismo europeo» a fornire le risorse

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Cerved, fatturato Pmi in calo del 16% con nuovi lockdown e 1,4 milioni di posti di lavoro in meno a fine 2021

Con nuove chiusure, i disoccupati salirebbero a 1,9 milioni, e a 68 i miliardi in meno di capitale (7,7%)

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Bonus bici, scatta il «click day»: ma il sito web non parte. Su smartphone centinaia di migliaia in coda

Avvio rimandato per il tanto atteso Buono mobilità: il sito predisposto dal ministero dell’Ambiente per richiedere il buono non è partito

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Cosa mettiamo nel carrello della spesa? Uno studio sulle etichette

Cosa mettiamo nel carrello della spesa? Uno studio sulle etichette

AGI – Nel 2019 c’è stato un boom del consumo di proteine, anche se quello di fibre è in crescita (+6,3%) mentre continua l’attenzione del consumatore verso la riduzione degli zuccheri.

Sono alcune delle tendenze nutrizionali più diffuse, certificate dalla ricerca curata dall”Osservatorio Immagino” di Nielsen Gs1 Italy 2020, che ha redatto il rapporto “Le etichette dei prodotti raccontano i consumi degli italiani”.

Nel documento vengono incrociate tutte le informazioni riportate sulle confezioni dei circa 112 mila prodotti digitalizzati a dicembre dell’anno scorso.

Dalla reclame alla scelta consapevole

Perché il prodotto – è ormai chiaro –  lo fa soprattutto l’etichetta. È sempre stato così e così continuerà ad essere, come ha ben spiegato Vance Packard, professore alla New York University, nel suo “I Persuasori occulti”, fondamentale saggio apparso nelle librerie nel 1957 aprendo gli occhi sulla dinamica, soprattutto psicologica, delle reclame nell’influenzare i nostri consumi quotidiani. Dal cibo all’abbigliamento passando per la tecnologia. 

Tuttavia, le etichetta negli anni si sono modificate e anche aggiornate, a seconda delle esigenze, passando da quelle che reclamizzano azienda e logo, a quelle più di sostanza che interessano più direttamente i consumatori. In particolare nel comparto alimentare. Si tratta delle indicazioni contenute sul retro delle confezioni, quali ingredienti, proprietà nutrizionali, con o senza grassi, zuccheri, conservanti, con o senza olio di palma, poche calorie, senza sale, senza conservanti, non fritto, senza lievito, senza glutammato, senza Ogm, coloranti, antibiotici o additivi vari, eccetera. Tutte notizie che arricchiscono di nuovi contenuti i processi di scelta del consumatore che vuole sapere sempre più cose su ciò che acquista. Così il 2019, per esempio, è stato – appunto – l’anno del “boom delle proteine”.

Così, come la generazione dei nostri nonni comprava i prodotti in base alla loro “disponibilità” sul mercato e nei negozi – perché a quei tempi, durante la guerra,  si poteva acquistare solo quel che c’era –  quella dei nostri genitori ha affidato le proprie scelte soprattutto alla “marca”, vera e propria bussola dei consumi condensati in un logo d’azienda (valori, fiducia, qualità), l’etichetta appunto. Oggi, invece, per le nuove generazioni – millennials, nativi digitali e X, Y e Z generation – l’imperativo categorico sono le “informazioni”.

A ogni stle di vita la sua etichetta

Ciò che fa anche capire come è composto e come cambia il carrello della nostra spesa, con prodotti divisi per tipologia e diversi lifestyle: biologico, vegan o halal, per la cura della casa “green”, rich in, legati ai temi della social responsability, “free form” per chi soffre di intolleranze oppure caratterizzati e comprovanti “l’italianità”.

Una serie di prodotti, dunque, che nel 2019 hanno sviluppato 36 miliardi di euro di vendite, pari all’82% dei canali distributivi come iper e supermercati. E che tracciano la radiografia dei cambiamenti dei consumi.
Tanto più rilevante nell’anno del Covid-19, il virus che sta sconvolgendo le dinamiche quotidiane del Pianeta. I

l “boom delle proteine” si accompagna perciò “alla positiva continuazione della dinamica delle fibre e dei grassi, al proseguimento del calo dei carboidrati e degli zuccheri, in particolare, e alla sostanziale stabilità del valore energetico medio dei prodotti alimentari” finiti nel carrello. 

Risultato? Calcolando la media ponderata dei contenuti dei nutrienti indicati sulle etichette nutrizionali di 67.660 prodotti tra quelli appartenenti principalmente alla catena delle bevande, della drogheria alimentare, del fresco e del freddo, il prodotto statistico disegnato dall’”Osservatorio Immagino” è così composto: “al 20,2% dai carboidrati, di cui l’8% è fatto di zuccheri, all’8.7 da grassi (per il 2,9 si tratta di grassi saturi), al 6,4% dalle proteine e al 2% dalle fibre, per un apporto energetico di 180,8 calorie” per 100g/100 di calorie. 

Largo al made in Italy

Ma se gli ingredienti contano nella loro composizione, anche “l’italianità” del prodotto ha un certo peso. Si legge nella ricerca dell’Osservatorio Immagino” Nielsen Gsl Italy 2020 che “sono state analizzate le caratteristiche rilevate in etichetta e sul packaging di 79.838 prodotti del mondo food e sono stati selezionati quei prodotti che riportano i claim ‘prodotto in Italia’ che comprende anche ‘made in Italy’, ‘product in Italy’, ‘solo ingredienti italiani’, ‘100% italiano’ e le indicazioni geografiche ufficiali della Ue come Igp, Dop, Doc e Docg, la ‘bandiera italiana’ e il nome della regione di riferimento”.  Il risultato, dunque, è che sono state 20 mila le referenze di prodotti che nel 2019 riportavano sull’etichetta un’indicazione riferita alla loro italianità, per una percentuale che supera “il 25% del totale food”. 

Interessante anche la performance dei prodotti Dop, che fa registrare un +7,1%, con un contributo particolare del formaggio grana nell’incremento. Da segnalare, in questo contesto, che tra le regioni con il maggior numero di prodotti che richiamano la “regionalità” troviamo Piemonte, Toscana, Emilia. Positivo, per il 2019, anche l’andamento dei prodotti che hanno evidenziato sul pack la presenza o l’aggiunta di un nutriente come vitamine, calcio, fibre, Omega3, ferro, fermenti lattici (+3,8%), proteine, potassio oppure etichettati come integrali. Performance: +2.4%. E +2,6% anche le vendite di prodotti legati alle intolleranze, fenomeno sempre più in crescita negli individui e argomento sempre più sentito e molto discusso tra le persone.

Più celiaci che vegani

Sono stati analizzati 71.723 prodotti, 9.431 quelli da poter scegliere come tali (pari al 13,1%) per un totale di vendite di 3.738 milioni di vendite (14,5%).  Tanto che i prodotti gluten free oggi superano ormai il 14% del totale delle vendite food mentre il peso in valore dei prodotti vegani è pari al 5,3%.

Nel rapporto dell’”Osservatorio Immagino” Nielsen Gs1 Italy 2020 non manca il focus sui 26 ingredienti benefici e “positivi” come mandorla, mirtillo, aveva, o la categoria spezie e semi, per esempio, in tutto 5.688 prodotti, pari al 7,9% del mercato per un giro di vendite che nel 2019 ha toccato i 1.301 milioni di euro (5,1%) con ottime performance per thé matcha e avocado.

Tuttavia, se nel corso del 2019 le icone, i bollini e i marchi che forniscono informazioni e garanzie sui prodotti hanno continuato a guadagnare spazio sulle etichette dei prodotti di largo consumo presenti negli ipermercati e nei supermercati italiani, confermandosi un elemento distintivo dell’acquisto – anche perché offrono ai consumatori precise garanzie sulle materie prime e sui processi produttivi utilizzati – nel rapporto dell’“Osservatorio Immagino” si può leggere che è “la bandiera del paese d’origine” che offre l’immagine “più rassicurante” sul pack con un’incidenza sul giro d’affari dei prodotti etichettati del 14,6$ del totale. Insomma, il logo conta, ma anche la nazionalità dei prodotti ha il suo peso. 

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Covid e lavoro, il 55,9% dei posti di lavoro persi per la crisi è al femminile

Covid e lavoro, il 55,9% dei posti di lavoro persi per la crisi è al femminile

Tra il 2° trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020 perse 470 mila lavoratrici, a fronte di 841 mila posti totali in meno, con un incremento di 707 mila inattive (+8,5%). È il quadro che emerge dall’ultimo focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che guarda alle donne come risorsa per l’intera tenuta del sistema Paese

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Unieuro mette la casa al centro e cresce (tra fisico e digitale)L’Economia gratis lunedì

Il gruppo dell’elettronica, che nel semestre marzo-agosto ha aumentato i ricavi (+1,8%). Il futuro? Le ampie metrature serviranno sempre meno, dice il ceo Nicosanti

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Imprese da salvare tra Stato e privati (senza farla pagare ai più deboli) L’Economia lunedì gratis

L’analisi di Ferruccio de Bortoli sulla situazione delle aziende italiane

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